Dopo aver analizzato lo stato dell’economia della città di Manfredonia attraverso i suoi indicatori più rappresentativi  ed evidenziato gli effetti che l’insufficiente sviluppo economico ha avuto sui flussi demografici e sullo stato sociale attuale, occorre iniziare a tracciare i percorsi possibili per uno sviluppo dell’economia locale in grado di migliorare il tenore e le condizioni di vita dei suoi cittadini, il che significa da un lato più occupazione e dall’altro un aumento dei redditi disponibili.

Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, afferma che si ha sviluppo quando si ampliano le capacità dell’individuo per accedere a più diritti e opportunità, intesi soprattutto come diritti di cittadinanza e di partecipazione.

Allora, da dove partire?

Rinviando ai successivi articoli l’esame della situazione di difficoltà dei singoli comparti produttivi (agricoltura, industria e servizi)  e delle relative potenzialità, credo non si possa che partire dalle fondamenta di qualsiasi ipotesi di sviluppo veramente sostenibile: il capitale umano e sociale.

Esiste una sostanziale convergenza tra studiosi ed esperti sul fatto che un processo di sviluppo è possibile solo se si fa leva sulle capacità e sulle risorse (materiali, immateriali e umane) che risiedono nei territori. Fare sviluppo locale significa soprattutto lavorare sull’identità locale, connettere e mettere in relazione soggetti individuali e collettivi al fine di programmare la crescita, tenendo conto delle specificità del territorio o, come direbbero gli economisti, puntare  suoi vantaggi comparati che il territorio ha rispetto ad altri (nel nostro caso: mare, turismo, agricoltura e sua trasformazione industriale e sua multifunzionalità, cultura e tradizioni, dotazioni infrastrutturali).

In altri termini, lo sviluppo della città non può che passare dalla sua Comunità, allo stato divisa, lacerata, rassegnata e rancorosa.     

Per invertire la rotta occorre ritrovare lo stato d’animo necessario e sentirsi Comunità, con una visione e un progetto condiviso. Vivere con la certezza che si possa ricominciare a progredire  richiamando tutti alla responsabilità del fare. Si vince la sfida se si è consapevoli di poter fare insieme. Lo stato d’animo è fondamentale per trovare soluzioni. Da soli non si fa la storia: insieme si progetta e si costruisce il futuro. Allora, la prima leva è lo spirito giusto. Come diceva Calamandrei, “lo spirito è il solo a condurre la storia”.

La crisi economica di questi anni ha  peggiorato le condizioni di vita della popolazione, facendo sprofondare in una condizione di vera e propria povertà molti individui e famiglie. Tanta gente ha dovuto fare i conti con la chiusura di imprese ed attività commerciali, alcune delle quali storiche e punto di riferimento importante della città. Al dramma della disoccupazione e alla precarietà delle proprie condizioni personali e familiari, si è spesso aggiunto il  sovra indebitamento per l’acquisto della prima casa e per altre spese prima sostenibili.

In città prevale ancora l’atteggiamento atavico di chi, magari anche con figli e nipoti senza lavoro, preferisce tenere per sé i propri soldi, investendoli in prodotti finanziari o nell’acquisto di immobili, magari anche in altre città e regioni, se non all’estero. La scarsa propensione al rischio d’impresa continua ad essere uno dei peccati capitali del nostro territorio e in generale del Sud.

Se poi si aggiunge a questo l’atteggiamento di generale diffidenza verso chi ce la fa, verso chi riesce a mettere su con successo una qualsiasi attività, il quadro è completo.

E’ raro veder gioire qualcuno per i successi altrui, anche quando questo successo si traduce in posti di lavoro ed opportunità per altri.

Non credo di esagerare se dico che la comunità  manfredoniana è afflitta da due malattie ormai croniche: l’invidia sociale e la rassegnazione. Due sentimenti che ostacolano la crescita della città.

L’invidia sociale è il mostro che ostacola l’intrapresa di qualsiasi attività, sia essa economica che sociale. E’ talmente percepibile da risultare effettivamente dannosa. Ed è maggiormente dannosa se proviene da chi in qualche modo già occupa una posizione, soprattutto pubblica ma anche imprenditoriale, da chi ha già raggiunto un livello di benessere e vede come una minaccia al proprio status l’insorgere di nuovi protagonisti sia nel campo economico che in quello sociale e pubblico. E’ una piaga da rimuovere al più presto, e per farlo occorre utilizzare gli strumenti della comunicazione, della cultura e della formazione. La buona politica, i bravi imprenditori e le intelligenze migliori della città possono fare molto in questo senso.

L’altro peccato capitale è la rassegnazione, un male che si sta diffondendo in maniera pericolosa, soprattutto tra le nuove generazioni, che non vedono e talvota si rifiutano anche solamente di immaginare un futuro di benessere e di speranza. E’ il difetto tipico di chi non crede più a nulla, di chi “ne ha viste e vissute tante”, nutrendosi di illusioni sempre tradite, ed ha maturato la convinzione che l’unica cosa è sopravvivere, in qualche modo, da solo, contando esclusivamente sulle proprie forze.

Dove sono andati a finire i valori, la passione civile, la fiducia negli ideali, l’etica della politica e la partecipazione dei cittadini al bene comune? La sensazione che abbiamo tutti è che si tratti di valori persi per strada, come se si fosse verificata una lenta “strage” delle illusioni,  uno “strazio” delle aspettative, che hanno portato la città verso un profondo decadimento etico e morale, sfociato in quello economico e sociale.

E’ necessario quindi,  ricostruire il patrimonio di fiducia diffusa e condivisa, obbiettivo che si è dato l’Associazione “Comunità e Territorio”, attraverso sistemi di relazioni basate sul rispetto delle regole.  La tecnologia della comunicazione e dell’informazione possono rappresentare un utile strumento per far rivivere nella città la passione per una società che funzioni al meglio. La “rete” può costituire un mezzo a disposizione della comunità, dei cittadini e delle istituzioni rappresentative per una gestione della città equilibrata, partecipata e condivisa. Costruire costanti e ordinati e-governance, opportunamente ragionati e progettati, nell’ambito dei quali i cittadini possono far sentire la propria voce, non solo con proteste ma anche con suggerimenti ed idee, e queste possano essere raccolte e tenute in conto dalle istituzioni rappresentative.

Occorre però investire molto nella formazione, in ogni settore, a partire dalla scuola e dal suo rapporto con la città e con il mondo delle imprese e delle professioni. Il primo investimento da fare è valorizzare le risorse umane presenti nel nostro territorio facendole entrare nelle nostre imprese, e negli studi professionali. Risorse portatrici di nuovi punti di vista, idee e progetti, che le imprese e i professionisti della città potrebbero aiutare a far crescere. Mettere in relazione continua imprese, professioni e mondo della formazione è la strategia che può migliorare di molto la qualità del capitale sociale della città e quindi il suo sviluppo economico e sociale.

In conclusione, non avremo nessuna inversione di rotta importante se tutte le parti coinvolte nella crescita e nello sviluppo non faranno fino in fondo la loro parte: la parte pubblica, le imprese, la comunità e le professioni. Bisogna ricostruire e puntare sulla una qualità del capitale sociale, in modo che sia in grado di mettere in atto un nuovo percorso di crescita e di benessere diffuso e sostenibile.       

E’ arrivato il momento di fare nostra una frase di Robert Kennedy che deve rispecchiare il nostro spirito e il nostro atteggiamento futuro: “Ci sono coloro che guardano le cose come sono e si chiedono perché, io sogno le cose che non ci sono mai state e mi chiedo perché no”.  Progettiamo allora le cose che non ci sono mai state e realizziamole, per noi stessi e per i nostri figli, ritrovando lo spirito giusto, la determinazione e il coraggio, valori che troveranno piena concretezza se riusciremo a stare e a fare insieme. Solo una città consapevole e convinta dei propri mezzi e opportunità è una città vincente.     

 

Nicola di Bari

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