Non c’è mai vento a favore per un marinaio che non sa qual è il suo porto”

Questa citazione di Seneca si addice perfettamente alla città di Manfredonia, che negli ultimi quarant’anni anni non è mai riuscita a decidere qual è il suo modello di sviluppo economico e sociale. Le conseguenze sono state molto pesanti sul piano demografico, dell’occupazione, delle diseguaglianze sociali, della salute e dell’ambiente.

Bisogna fare tesoro delle esperienze storiche fallimentari per non incorrere in ulteriori errori che potrebbero creare possibili fratture sociali e politiche ancor più profonde e violente di quelle a cui stiamo assistendo.

L’insediamento dell’Energas nel nostro territorio porterebbe sicuramente ad una frattura sociale le cui conseguenze potrebbero essere funeste per la coesione sociale.

Il mio no convinto all’insediamento scaturisce dalla convinzione che la presenza di Energas sulla nostra terra non porterebbe alcun beneficio duraturo e sostenibile ma darebbe il colpo di grazia definitivo ad un modello di sviluppo economico e sociale basato sull’economia del mare, sulla filiera agroalimentare e sui servizi innovativi e alla persona. La città ha già pagato molto dalle scelte sbagliate e innaturali fatte negli ultimi decenni in termini ambientali, della salute pubblica, dell’occupazione e del benessere collettivo.

A chi sostiene ancora una volta scelte economiche non adeguate al nostro territorio, che ha tutt’altra vocazione, vorrei ricordare che la scienza economica da sempre afferma che lo sviluppo economico di un territorio passa attraverso l’impegno e la condivisione della Comunità..

La città ha imparato a sue spese che quando si delega il proprio benessere e la propria dignità ad altri che vengono da lontano il risultato è scontato: fallimento. Lo sviluppo di un territorio si costruisce partendo dalle risorse e dalle riserve di cui dispone (sviluppo endogeno) e non da falsi percorsi di sviluppo programmati e decisi altrove (esogeno); le esperienze passate di delegare ad imprenditori “non indigeni” il benessere del territorio attraverso sovvenzioni pubbliche non ha sortito l’effetto di uno sviluppo sostenibile e inclusivo con la creazione di veri e propri distretti produttivi.

Le imprese per definizione sono organizzazioni produttive e patrimonio di conoscenza tecnica e di modelli di gestione che diventano sapere comune per chi ci lavora e quindi sapienza che rimane in loco. I falsi modelli di sviluppo calati dall’alto nel nostro territorio non hanno creato imprese ma semplici unità produttive; tra queste e la Comunità non si è creato alcun scambio di conoscenza, nessuna interazione oltre quella economica di breve periodo. Le unità produttive calate dall’alto non si sono mai integrate con il territorio poiché erano prive di intelligenze e di conoscenze, erano semplici processi di produzione maturi e poco innovativi. In altre parole i processi di sviluppo che non si alimentano dal capitale sociale del territorio provocano nelle circostanze migliori solo illusioni di breve periodo e in quelle peggiori disastri ambientali e di salute pubblica non più tollerabili.

Il progetto visto dall’alto. Fonte: http://www.energasmanfredonia.it/

Un modello di sviluppo duraturo, sostenibile e inclusivo lo si progetta sulla base delle riserve e delle risorse che un territorio dispone sia materiali che umane. Noi tutti siamo prigionieri della nostra storia più di quanto ce ne rendiamo conto. Il proposito di fare tutto in maniera radicalmente diversa senza tener conto delle nostre riserve e risorse ci ha già portato a disastri e fallimenti. La riprova oggettiva e dimostrata è che le uniche iniziative sovvenzionate dal capitale pubblico che continuano a dare occupazione e benessere al territorio sono quelle alberghiere e turistiche, attività legate da un lato alle nostre risorse da sfruttare, quali il turismo e l’economia del mare, dall’altro al capitale sociale di cui dispone il territorio.

Partiamo, quindi, dalle nostre risorse e costruiamoci il nostro futuro. La scuola, l’università, le imprese già esistenti, le professioni, le associazioni di categoria, la buona politica e la comunità potrebbero essere gli artefici, con l’individuazione delle migliori risorse umane, di un efficace e sostenibile modello di sviluppo in coerenza con un approfondito e condiviso studio di marketing territoriale.  

Non c’è espressione più efficace per immaginare il nostro futuro come quella pronunciata dal nostro Vescovo Padre Moscone nell’omelia di Nataleche il “popolo” prenda per mano il proprio territorio rendendosene responsabile della custodia.Così come non c’è domanda più illuminante di quella fatta sempre dal nostro Vescovo nell’omelia di Natale: “In primo luogo mi chiedo se veramente si tratta di un’iniziativa imprenditoriale al servizio della popolazione della città di Manfredonia e del suo magnifico territorio”.

La scienza economica da sempre concorda con quanto dichiarato dal Vescovo: un’industrializzazione sana non può porsi in contrasto con le nostre riserve e risorse naturali. L’insediamento di Energas comprometterebbe per sempre l’unico sviluppo possibile del territorio basato sull’economia del mare, sulla filiera agricola e sui servizi innovativi e alla persona.

Quando si arriva a scegliere tra salute e occupazione allora non c’è dubbio che l’insediamento produttivo che compromette il diritto alla salute non ha alcuna possibilità di crescita e di sviluppo del territorio, è semplicemente una scelta da non perseguire oltre a essere insostenibile. Gli imprenditori illuminati perseguono il loro interesse privato ma lo inseriscono di solito nel contesto generale della comunità e delle istituzioni. Le imprese devono avere un’anima e devono sopravvivere a se stesse altrimenti ci troviamo di fronte a speculatori. Comunità e fabbrica devono vivere insieme in perfetta simbiosi in uno scambio reciproco di conoscenze e di relazioni.   

Faccio mie ancora le parole di Padre Moscone:Manfredonia non può dimenticare il suo recente passato industriale di cui porta ancora evidenti e indelebili ferite causate da un inquinamento devastante che, in nome di un progresso economico abortito, ha diffuso malattie le cui conseguenze si continuano a pagare oggi senza sapere ancora per quanto tempo.” Da qui il monito del Vescovo: “Per amore di Manfredonia e del Gargano non manterrò il silenzio, affinché continui sempre a risplendere la sua bellezza.”     

Sostituiamo il confronto in atto per Energas con quello sulle cose che siamo tutti insieme chiamati a fare, per noi stessi, per la nostra dignità, per vivere un presente meno umiliante, per assicurare speranze alle nuove generazioni. E’ tempo di affrontare le soluzioni possibili per il nostro sviluppo, una per una, e poniamoci delle scadenze per risolverli, indichiamo con quali forze e con quali mezzi pensiamo di risolverli, e cominciamo a sviluppare progetti con precise scadenze coinvolgendo le energie migliori. Non permettiamo più a nessuno da barattare posti di lavoro con il diritto alla salute e con la speranza di un futuro migliore.

 Nicola di Bari

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