di Nicola di Bari

Il Covid 19 continua a diffondersi nel mondo senza sosta, lasciando dietro di sé morte e distruzione. L’intera economia internazionale rischia di cadere in una grande depressione con effetti devastanti sull’occupazione. Le disuguaglianze di reddito e di ricchezza sono destinate ad aumentare ulteriormente ma rischiano di diventare insostenibili.

Se vogliamo prevenire ed evitare forti tensioni sociali, l’unica strada percorribile è ridurre l’enorme divario esistente tra i pochi ricchi del mondo e il resto che non sa come soddisfare i bisogni essenziali.

È  tempo di ripensare e riconnettere il capitalismo e dargli un aspetto più equo, basato sulla democrazia e sulla giustizia sociale. O impareremo a condividere di più o le conseguenze potrebbero essere imprevedibili e nefaste.

Fino ad oggi la spesa dei consumatori dei paesi più ricchi del mondo, dovuta anche all’enorme debito pubblico e privato accumulato, ha sostenuto il 70% dell’economia; se tale spesa diminuisce avremo un rallentamento della crescita economica che porterà a maggiore disoccupazione.

Si stima che in Italia gli effetti che il Covid avrà sull’occupazione è di milioni di disoccupati in più e che i più colpiti saranno le donne e i giovani. Negli Stati Uniti d’America il lockdown in poche settimane ha distrutto 30 milioni di posti di lavoro.

Tutto questo richiederà al sistema capitalistico di investire di più nell’assistenza ai senza lavoro, in previdenza sociale e assistenza sociale. Il capitalismo dovrà continuare ancora per molto tempo a stampare moneta e aumentare la pressione fiscale sui più ricchi. Anche se nessuno vuol dirlo per motivi elettorali o di protezione personale, è arrivato il momento che i ricchi paghino di più e condividano le proprie ricchezze con i più poveri e svantaggiati.

La crisi del coronavirus ha dimostrato ad esempio che un sistema sanitario pubblico solido è decisamente meglio per tutti, sia ricchi che poveri. Covid 19 non ha risparmiato nessuno e ci ha fatto capire che il diritto alla salute deve essere uguale per tutti. E’ un diritto fondamentale  che viene prima di ogni altro diritto. La priorità futura di ogni paese è garantire tale diritto e la strategia da perseguire è migliorare e garantire a tutti il miglior sistema sanitario indipendentemente se siamo al nord o al sud del mondo.

Per rendere il capitalismo più giusto e solidale il mondo ha bisogno di più leader capaci di guidare il cambiamento, indicare la direzione generale, fissare obbiettivi audaci, circondarsi delle persone migliori che si possono trovare e farle lavorare per il bene comune.

Servono leader carismatici che siano allenati a stare con le persone, in grado di dare fiducia e speranza per un futuro migliore per tutti, capaci di contrastare tutte le resistenze al cambiamento. Ma serve soprattutto una presa di coscienza generale che porti a superare le inerzie, a rimuovere la mediocrità e a premiare il merito e la competenza.

Le risorse finanziarie mobilitate dall’Unione Europea sono veramente ingenti. Il Piano di investimenti per il “Green Deal” mobiliterà nei prossimi anni 1.000 miliardi di Euro, ai quali vanno aggiunti altri Euro 750 miliardi da impiegare in investimenti strategici quali la banda larga, le infrastrutture, l’economia verde e circolare e la formazione del capitale umano. All’Italia, paese maggiormente colpito dalla pandemia, spettano oltre 400 miliardi da investire nella Pubblica Amministrazione per migliorarla in efficienza ed efficacia, nella rete fissa a banda larga, nell’economia sostenibile e nella formazione

Basti pensare che la rete a banda larga in Italia copre solo il 25% delle famiglie rispetto al 60% della media europea. Siamo al 19° posto in Europa per sviluppo delle reti tecnologiche e occupiamo il penultimo posto nella UE per quota di giovani tra i 25 – 34 anni con un titolo di studio terziario e al primo posto per incidenza di giovani tra i 15 – 29 anni che non studiano e non lavorano.

Nel prendere parte alla strategia Europea, l’Italia, come il nostro territorio e la nostra città, è chiamata a uno straordinario sforzo, tecnico e di progettazione, per sfruttare le opportunità offerte, meglio di quanto non abbiano fatto negli ultimi decenni con i vari programmi dell’Unione.

Alla città di Manfredonia, per poter intercettare tutte queste risorse finanziarie a beneficio dello sviluppo economico, sociale ed occupazionale serve da subito attivare un confronto ordinato e un dialogo costruttivo tra chi ha competenze diverse, così come tra coloro che hanno responsabilità distinte. Serve un nuovo rapporto tra pubblico, imprese, finanza, istituzioni e società civile attraverso azioni comuni. forti e coordinate per ritrovare la via di un nuovo sviluppo.

È arrivato il tempo dell’assunzione collettiva di responsabilità: le drammatiche circostanze di oggi rafforzano le ragioni dello stare insieme, spingono a perseguire un progetto che mobiliti risorse a sostegno di una crescita inclusiva e sostenibile.

È il momento di assumere collettivamente un impegno concreto.

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